La grande epopea napoleonica, le campagne vittoriose, le sconfitte inaspettate. Napoleone arriva a Nove il 6 novembre del 1796. “Un giorno, a naso, do dosento anni fa fu forse il caso a menar Napoleon qua”. Trova un paese dominato, stanco della sopraffazione, ma abitato da gente orgogliosa con una forte propensione alla goliardia. “Paroni soltanto dea propria storia,i novesi i ga ciapèà bastoni e piron. E so a fracassare su quei marsi teston”. Chi ha la peggio è un soldato francese il quale, a cavallo di un “musso” viene sottoposto al ludibrio della gente. E’ il periodo della Battaglia del Brenta che vede i francesi contro gli austriaci. “i Paesani sconti, dentro ae cantine, i scomete chi vinsarà sta lotta armata”. Uno scontro tra i titani dell’epoca rivissuto trasversalmente durante la narrazione della Pissota. La simpatica sintesi di cotanti avvenimenti è un fischietto di ceramica che ritrae il soldato napoleonico cavalcante il ciuco. “E sento fisciare il popol dei cuchi. Armi pacifiche della tolta pal cuo”. Quella che verrà poi chiamata “La Battaglia di Nove” perde, durante la rappresentazione, il suo connotato tragico e diviene sfogo, gioco, diletto. Dopo la cacciata dell’invasore il mercato esplode con tutta la sua energia, il rumore, la varietà. “Oggi se giorno de marcà”. La guerra lascia il posto alla spensieratezza. E questa all’amore. E l’amore, si sa, è gioco.
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